Quando si parla di vino da investimento l’immaginario corre subito ai grandi nomi a tre o quattro cifre: Romanée-Conti, Petrus, Masseto. Ed è vero che il vertice della piramide è presidiato da etichette dal biglietto d’ingresso importante.
Ma il mercato dei vini che crescono di valore è molto più ampio e democratico di quanto si creda e la variabile decisiva non è il prezzo di partenza, bensì il rapporto tra rarità e prezzo.
I criteri per orientarsi sono pochi e chiari:
- Primo: produzione limitata e non espandibile. Se il produttore può raddoppiare i volumi quando la domanda cresce, il potenziale si diluisce.
- Secondo: una reputazione critica solida e in ascesa, perché è la domanda futura a fare il prezzo futuro.
- Terzo: un produttore con una storia e un’identità inconfondibili, dato che nel lungo periodo il mercato premia le firme, non le denominazioni.
- Quarto: la capacità del vino di migliorare per decenni, perché il tempo deve essere un alleato.
Con questi criteri, ecco alcune proposte sotto i 100 euro: