C’è una collina a Negrar, nel cuore della Valpolicella Classica, dove il tempo scorre a una velocità diversa. È la collina di Ca’ del Merlo, casa della famiglia Quintarelli, dove Giuseppe — «Bepi» per chi lo ha conosciuto — ha costruito nel corso di mezzo secolo una delle leggende assolute del vino italiano. Non con il marketing, che non ha mai praticato, non con le pubbliche relazioni, che considerava una distrazione, ma con una forma di ostinazione artigianale che oggi, a più di dieci anni dalla sua scomparsa, la famiglia continua a custodire intatta.
Chi visita la cantina trova le stesse botti grandi di rovere di Slavonia, gli stessi lunghi appassimenti, le stesse etichette dalla grafia corsiva — scritte davvero a mano, un tempo dalle figlie e oggi riprodotte come segno di riconoscimento universale... E trova la stessa regola che governa tutto: il vino esce quando è pronto. L’Amarone riposa in botte per sette, otto, a volte dieci anni prima di vedere la luce. Nelle annate che la famiglia non giudica all’altezza l’Amarone non viene prodotto. Nessun compromesso, nessuna scorciatoia.
L’economia paradossale della scarsità
Questa filosofia ha una conseguenza economica precisa, ed è il cuore del fenomeno: la produzione è minuscola e non aumenterà mai. La domanda mondiale, nel frattempo, non ha fatto che crescere — ristoranti stellati, collezionisti americani e asiatici, appassionati che considerano una bottiglia di Quintarelli un traguardo della vita.
Quando la domanda cresce e l’offerta è fissa per scelta, il risultato è inevitabile. Ma nel caso di Quintarelli accade qualcosa di più sottile: la rarità si autoalimenta. Proprio perché ogni bottiglia è difficile da trovare, chi la possiede tende a non venderla. Le bottiglie entrano nelle collezioni private e ne escono raramente; l’offerta circolante si riduce anno dopo anno, molto più in fretta di quanto il consumo da solo giustificherebbe. Ogni bottiglia bevuta è una bottiglia in meno per sempre; ogni bottiglia collezionata è una bottiglia in meno per anni.
La scarsità genera desiderio, il desiderio genera accaparramento, l’accaparramento genera nuova scarsità. È il circolo virtuoso che accomuna i più grandi beni da collezione del mondo.
Il comportamento di queste etichette sul mercato secondario conferma la teoria. Nei tre anni di correzione che hanno colpito i fine wine di tutto il mondo, i vini di Quintarelli hanno mostrato una tenuta notevole. Chi li possiede non li svende, perché sa che ricomprarli sarebbe più difficile che tenerli. È la caratteristica distintiva dei beni a offerta bloccata e domanda devota, la stessa che protegge gli orologi di manifattura indipendente o le prime edizioni dei libri rari. E c’è un dettaglio ulteriore che gli intenditori conoscono bene: ogni bottiglia porta in etichetta la propria storia, e le provenienze certe, come quelle del canale ufficiale, godono di un premio crescente man mano che il vino invecchia e le contraffazioni diventano un rischio concreto.
Le bottiglie che raccontano la leggenda
L’Amarone della Valpolicella Classico 2000 è un documento d’epoca, un vino dell’era di Bepi, con un quarto di secolo sulle spalle e la profondità che solo i grandi appassimenti sanno regalare col tempo. Difficile immaginare un modo più autentico di incontrare questa cantina.
Accanto all’Amarone, la verticale di Alzero — 2009, 2013, 2015 e 2016, tra €334 e €454 — racconta il lato più visionario di Quintarelli: un Cabernet Franc sottoposto ad appassimento, un vino che non assomiglia a nulla di ciò che si produce nel resto del mondo. Tiratura ancora più confidenziale dell’Amarone, culto ancora più esclusivo, per molti intenditori è proprio l’Alzero, oggi, il segreto meglio custodito della casa e le verticali complete sono merce sempre più introvabile.
Vale la pena investire in Quintarelli? La domanda, per una volta, è quasi mal posta. Queste bottiglie appartengono alla categoria ristretta dei vini che non deludono mai il loro proprietario. Se le quotazioni salgono, avrete fatto un buon acquisto, se decidete di stapparle, avrete vissuto una delle esperienze più profonde che il vino italiano possa offrire.
È la definizione stessa di ciò che i collezionisti anglosassoni chiamano «liquid asset con dividendo emotivo». Noi, più semplicemente, lo chiamiamo grande vino.
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Nota: i contenuti di questo articolo hanno finalità informative e non costituiscono consulenza finanziaria. Le performance passate non garantiscono rendimenti futuri; l’investimento in vino non è regolamentato. Prezzi e disponibilità si riferiscono al momento della pubblicazione.
Rosso del Bepi Quintarelli 2016 0.75 lt.
Il colore si presenta rosso granato. Al naso ha un aroma intenso con sentori di amarena, liquirizia e retrogusto di ciliegia. Al palato è potente, caldo, armonico e di lunga durata, leggermente speziato, con sentori di tabacco e goudron.
Rosso Ca' Del Merlo Quintarelli 2017 0.75 lt.
Il colore è rosso rubino intenso, il bouquet è fruttato con forti richiami all'uvaggio utilizzato. In bocca ha una buona struttura con trama tannica ben equilibrata.
Amarone della Valpolicella Tre Terre Giuseppe Quintarelli 2013 0.75 lt.
Quintarelli è considerato il padre dell'Amarone, con una storia antichissima che si risale addirittura ad inizio 1900 a Negrar, epicentro della Valpolicella, dove tra 12 ettari vitati e nel massimo rispetto della tradizione, vengono prodotte circa 50.000 bottiglie l'anno per una produzione di nicchia e quindi di grande qualità. Elogio delle uve autoctone che qui sono allevate nel totale rispetto della natura e seguendo una serratissima selezione, l'Amarone Quintarelli è un faro del Made in Italy in tutto il mondo, destinato ad un interminabile invecchiamento durante il quale esalta al massimo le sue doti.